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Il “Bosco Magico”

Scrivere di un luogo che non c’è più è difficile,  ma il ricordo del “Bosco Magico” di Nove, in provincia di Vicenza è ancora vivido. Il Bosco Magico era un’installazione ad opera dell’artista Roberto Costa, il quale aveva ricreato lungo il fiume Brenta, una radura davvero speciale.

Come vi dicevo, questo ambiente è stato smantellato e non è molto chiara la ragione di questa scelta, che sembra essere proprio dell’artista stesso. Dopo aver provato molto rammarico per questa scoperta, ho deciso di raccontarvi lo stesso di questo posto meraviglioso per tenere traccia di un luogo molto speciale e per ricordare a noi le avventure di una splendida domenica mattina. Entriamo insieme (in quello che fu) il Bosco Magico di Nove.

bosco magico

Il Bosco Magico era un’area naturalistica nei pressi dell’alveo del Fiume Brenta dove l’ideatore Roberto Costa, in collaborazione con l’Associazione Nove Terra di Ceramica aveva realizzato un percorso con una serie di installazioni. Era in pratica  un sentiero che si snodava tra i boschetti e le radure dove erano state collocate figure ispirate al mondo delle fiabe e ricavate dai legni che il fiume abitualmente trasporta. Ogni “stazione” aveva un nome particolare e le personificazioni erano state realizzate pensando agli animali più cari ai bambini, ai folletti e alle fate.

bosco magico            bosco magico      bosco magico

C’è da dire inoltre che, il Bosco Magico era diventato anche uno dei luoghi preferiti per le uscite didattiche delle scuole del territorio.  Le sue proposte didattiche avevano l’obiettivo di dare l’opportunità al bambino di incontrare il mondo naturale (l’Oasi del Brenta) interpretato come luogo abitato dalla fantasia. Pensandoci bene, possiamo riconoscere che la natura da sempre è stata fonte di racconti fantastici e talvolta terribili. Il bosco in modo particolare poi, è il luogo privilegiato per rappresentare le nostre paure. In questo contesto dunque,  le esperienze proposte nel Bosco Magico erano un modo per dare libero sfogo alle senzazioni dei bambini e alla percezione delle proprie emozioni, per diventare  spunto per percorsi puramente didatti nell’ambito dell’educazione all’immagine.

A voi è mai capitato di incrociare nei vostri viaggi luoghi speciali che oggi non ci sono più?

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